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In aumento le ludopatie: scatta la prevenzione

11/01/2013 - Scritto da StefanoB

Nel corso di questi ultimi mesi, con la sempre maggiore diffusione dei casino online e della loro promozione, si è intensificata in modo altrettanto proporzionale la campagna per il gioco sicuro, quella per il gioco consapevole e quella per il gioco come attività riservata ai maggiori di 18 anni. Le compagnie che hanno ottenuto una licenza dall'AAMS e che hanno così avviato una delle numerose attività legali ormai proficue in Italia stanno facendo la loro parte perché chi si avvicina al gioco lo faccia in modo coerente e informato nel tentativo di evitare quelle che sono definite le 'ludopatie'. Molti ci hanno chiesto cosa sono queste ludopatie, e come si prevengono dunque abbiamo pensato a un articolo di approfondimento se qualcuno dei nostri lettori si trovasse a dover affrontare nella propria cerchia familiare o di amici un presunto caso di giocatore d'azzardo patologico.

Che cos'è la ludopatia e come individuarla

Ludopatia è un termine tecnico nuovo, qualche vocabolario deve addirittura ancora inserirlo nella propria terminologia: ma fondamentalmente quello che significa è un disturbo della personalità tendente a rendere il rapporto tra giocatore e gioco d'azzardo sempre più compulsivo fino a una quasi assoluta dipendenza dell'individuo. Come qualsiasi disturbo la prevenzione è sempre la medicina migliore: ed è per questo che le campagne sono così massicce e distribuite su tutte le piattaforme e su tutto il territorio nazionale. I casi in Italia sono aumentati in questi ultimi anni soprattutto per quanto riguarda sale bingo, gratta e vinci e videolottery, le cosiddette slot machine. I casi di persone che hanno progressivamente adattato il proprio stile di vita fino a diventare dipendenti dal gioco non sono così isolati: agenzie e notiziari hanno dato ampio risalto ai casi, limite e comunque eccezionali, di persone che si sono letteralmente rovinate con le slot machine dilapidando in poco tempo il proprio patrimonio personale. Ma questo accade soprattutto fuori dal mondo online, dove ci sono limiti che non possono essere oltrepassati e dove il giocatore è comunque un utente riconosciuto e monitorato dalla rete.

Grafico ludopatia in Italia

Il gioco d'azzardo patologico

La ludopatia più conosciuta è definita GAP, ovvero gioco d'azzardo patologico. Giocare per divertirsi, sempre e solo con un budget ragionevole senza essere mai motivato dal desiderio di rivalsa o dalla voglia di inseguire il colpo della vita, è il cosiddetto approccio responsabile: avvicinarsi al tavolo con una strategia, con una coerenza cui si presta fede indipendentemente dal risultato e che si interrompe dopo un periodo di tempo ben preciso senza tenere conto di quanto si è vinto o si è perso e, sempre e comunque, con ancora un po' di soldi in tasca. Approcciare il gioco non significa essere viziosi, e nemmeno essere soggetti a rischio: i problemi nascono quando il giocatore inizia ad investire somme sempre più elevate di denaro nella speranza di vincere arrivando a condizionare anche la propria vita familiare e trascurando i propri impegni quotidiani. Il primo segnale di patologia è proprio questo: 'marinare' il lavoro o gli appuntamenti per qualche tiro di slot o una sosta alla sala bingo 'solo per pochi minuti…' - dice il giocatore, anche se poi resta incollato al tavolo per ore e ore.
È una vera e propria perdita del controllo cui segue di solito un certo disinteresse nei confronti di amici, famiglia o hobby: se avete un amico che dedica tutto il suo tempo libero al gioco, a volte togliendo spazio anche al lavoro o alla famiglia, è bene essere consapevoli che avete a che fare con un soggetto a rischio.

Le terapie: analisi e appoggio, ma non solo

Analisi e psichiatria in questo senso hanno fatto considerevoli passi avanti anche nel servizio sanitario di base: in alcune città i centri psicosociali delle aziende sanitarie locali sono già attrezzate per aiutare chi, consapevolmente, si rende conto di avere a che fare con un problema di gioco compulsivo. E decide di uscirne. La compulsività legata al gioco d'azzardo è una patologia davvero seria: il giocatore d'azzardo patologico gioca somme di denaro sempre maggiori perché questa scarica di adrenalina gli provoca uno stato d'eccitazione quasi sempre destinato a restare frustrato dai risultati negativi. Eccitazione e frustrazione, adrenalina e down… termini non molto diversi da quelli che vengono utilizzati per chi combatte con la dipendenza da alcol, droga o psicofarmaci.

Grafico ludopatia nel mondo

Una patologia non diversa dalle altre dipendenze

In questo senso il gioco d'azzardo non è molto diverso: anche perché il giocatore dipendente di solito si difende e si giustifica con la frase che qualsiasi altro soggetto in difficoltà psichica da dipendenza pronuncia… "smetto quando voglio". In realtà ansia e depressione si alternano e se le somme perse cominciano a diventare importanti anche la sua fuga dalla realtà, negando ammanchi o assenze ingiustificate a colleghi amici e parenti, diventerà sempre più frequente. Come qualsiasi altro soggetto patologico anche il giocatore mente a tutti, persino al suo stesso terapeuta per occultare le somme di denaro perse al gioco. Arriva a falsificare dati, rubare in casa o frodare gli amici pur di procurarsi il denaro per giocare.
Non diversamente da tossicodipendenti o alcolizzati, il giocatore d'azzardo patologico può essere curato con un'adeguata psicoterapia e farmaci che lo accompagnino verso la sobrietà attraverso un periodo di astinenza assistita. Purtroppo qualsiasi aiuto è del tutto inutile senza la collaborazione del soggetto interessato: tuttavia in Italia in questi ultimi anni si sono raggiunti risultati eccellenti con le terapie di gruppo e di autoaiuto.
"Depressione dell'ultima generazione": così viene definito il gioco d'azzardo patologico di chi, all'inseguimento di uno status di benessere o di fama che la vita concede sempre più di rado, finisce per rovinarsi la vita inseguendo l'isola che non c'è quando il gioco, per definizione significa soprattutto divertimento. Una malattia che non riguarda solo l'Italia ma che dagli osservatori psicosociali viene definita internazionale e che riguarda ormai il 4% della popolazione mondiale, circa 200 milioni di persone, un milione e mezzo dei quali nel nostro paese.

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