
News
Le istituzioni europee, anche nel settore gambling online, fanno fatica a muoversi in un quadro comune. Esiste un Libro Verde dell’Unione Europea sul gambling online, ma il quadro normativo europeo, riferito ai singoli paesi, è quanto mai frammentato. Si passa infatti da stati in cui il gioco d’azzardo in internet è completamente proibito, come la Bosnia, a stati in cui c’è un mercato aperto, come nel caso del Regno Unito. Nel mezzo c’è una serie di sfumature, tra monopoli, monopoli aperti, sistemi di licenze, black list e ban o aperture alla pubblicità dei siti di scommesse, poker e casino online.
Come si vede però dalla cartina all’inizio dell’articolo, dal 2009 al 2012 c’è stata una evoluzione, ed in particolare una convergenza: la convergenza verso il modello italiano. Come si legge chiaramente nell’executive summary del report, è quello italiano il sistema preso maggiormente a riferimento, ed in effetti si vede che c’è un trend generale verso sistemi in cui si rilasciano licenze ad un numero limitato dagli operatori.
Nel 2009 c’erano infatti tanti stati in cui ancora il gambling online era completamente proibito, mentre adesso è rimasta solo la Bosnia. Dal lato opposto, il Regno Unito sta pensando di rivedere in parte il suo mercato aperto. E nel frattempo, Danimarca, Spagna, Francia, Estonia, Bulgaria hanno dato vita a sistemi in cui si concedono licenze ad un limitato numero di operatori. Italia come modello quindi, anche nel settore dell blocco dei siti.
E’ stato infatti il nostro paese ad essere pioniere nel bloccare i siti illegali. Questa modalità di azione è stata poi copiata da paesi come Danimarca, Belgio ed Estonia, che hanno anch’essi adesso le loro blacklist di siti oscurati. Un altro trend che sta emergendo, è quello poi di bloccare i pagamenti provenienti da siti illegali, anche se in questo caso il divieto si può raggirare tranquillamente usando e-wallet o tecnologie simili.
Un altro trend che emerge è quello poi di limitare gli spot pubblicitari, anche agli operatori cui è stata rilasciata la licenza: una via, questa che si sta studiando anche in Italia. Insomma, nonostante tutti gli sforzi dell’Unione Europea, i singoli paesi stanno agendo in maniera indipendente, adottando il modello che al momento ha avuto più successo. E che forse sarà adottato anche dalle prossime comunicazioni dell’UE sul tema gambling.