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Gioco e fisco: i dati presunti e quelli reali

30/11/2012 - 10:58:47 Scritto da StefanoB

Il dibattito politico che punta alle ormai imminenti elezioni e che è culminato in questi ultimi giorni con il dibattito tra i due candidati alle primarie del PD, il sindaco di Firenze Matteo Renzi e l'ex ministro e segretario del Partito Democratico Pierluigi Bersani, si è occupato anche di gioco e di betting.
Non è un mistero, e su queste colonne digitali ne abbiamo parlato molto spesso, che il business di gaming e betting è una voce importante per il nostro paese anche in termini di gettito fiscale. I soldi in ballo sono tanti: proprio ieri (qui) spiegavamo come il pubblico stia gradualmente passando dal gioco delle sale a quello online e che il gettito mensile medio di questi ultimi mesi è stato di 1.200 milioni di euro. Una media notevolissima che ha aumentato quasi del 40% il fatturato del settore e che con l'introduzione delle slot online potrà soltanto aumentare ancora.

Perché la politica si interessa del settore del gioco

Di qui il dibattito politico che vede in questo settore un momento strategico fondamentale per portare soldi fresche nelle casse dell'erario, argomento sul quale anche il candidato alle primarie Renzi ha fatto riferimento nel recente dibattito politico andato in onda su RaiUno: "Lo Stato deve tagliare dove non ha mai avuto il coraggio di tagliare, ad esempio le tasse sul gioco d'azzardo che valgono 20 miliardi ma sono diminuite".
Insomma… Matteo Renzi ha proposto un aumento delle imposte sul gioco per aiutare gli italiani in difficoltà per la crisi citando anche alcuni dati: "Nel 2002 il volume d'affari complessivo sui giochi era di 12 miliardi con una tassazione pari a circa un terzo, 4 miliardi. Adesso che questo volume di affari è aumentato a 80 miliardi la tassazione è appena di 8 miliardi, un decimo".

Ma si tassa sul fatturato o sul reddito?

Le dichiarazioni di Renzi ovviamente hanno subito scatenato un bel dibattito anche perché le cose non stanno esattamente così. Raffaele Curcio, presidente dell'Associazione Nazionale Sapar, ha diffuso ieri una nota stampa abbastanza chiara, ma soprattutto risentita nei confronti di come questi dati sono stati evidenziati: "Il settore del gioco ed in particolare quello degli apparecchi – ha spiegato Curcio - è quotidianamente oggetto di dibattito sugli organi di informazione, con toni esasperati e con il sostegno di dati che spesso risultano essere imprecisi o non veritieri".
Insomma… le tasse sui giochi sono davvero diminuite dal 30% al 10%? "No, le cose non stanno così. Innanzitutto se è vero che la raccolta è aumentata e che l'erario ovviamente guadagna in proporzione rispetto a quello che la nostra industria, come qualsiasi altra, incassa, bisogna anche dire che nel 2011 il settore del gioco ha sì sfiorato gli 80 miliardi di fatturato ma ha redistribuito ai giocatori 61.5 miliardi di euro, pari al 77%".
Il paradosso era che Renzi sosteneva che le tasse da aumentare sul settore del gioco servirebbero per restituire soldi ai cittadini del ceto medio. Cosa che a quanto pare all'industria di gaming e betting riesce molto più facilmente: "Un conto è il fatturato, 80 miliadi – dice Curcio – un altro è il guadagno che fatte salve le cifre redistribuite ai giocatori è stato di 18.4 miliardi. Su questa cifra all'Erario sono andati 8.7 miliardi, quasi la metà".
Curcio sottolinea un aspetto importante: "Le aziende pagano le tasse su quello che guadagnano non su quello che fatturano, i conti si fanno sulla raccolta netta e non sul giro d’affari. Sotto questo profilo negli ultimi anni c’è stato un incremento: ad esempio, nel 2006 la raccolta netta è stata di 12.1 miliardi, mentre l’erario ne ha incassati 6.7; nel 2009 a fronte di una raccolta netta di 16.8 miliardi le entrate erariali sono state di 8.8 miliardi. Queste precisazioni sono importanti, perché dalle parole di Renzi sembrerebbe addirittura che lo Stato ci stia rimettendo".
Il 2012 sarà un anno di crescita con una raccolta che dovrebbe attestarsi intorno agli 88-90 miliardi. Ma non si tiene conto anche dei settori in crisi, come ad esempio quello dell'ippica che è letteralmente al collasso e di altri che sono completamente da riformare.