Usa: regole omogenee sul gioco online
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Usa: regole omogenee sul gioco online

04/08/2013 - 11:52:23 Scritto da StefanoB

Bandiera Usa

Oggi vogliamo pubblicare questo approfondimento con l'intendimento di darvi un quadro della situazione controversa che il gioco online, in particolare per quanto riguarda gli Usa, sta suscitando in questi ultimi anni. Si va da derive politiche che sanno di proibizionismo ad aperture moderate a vere e proprie deregulation che stanno in qualche modo spalancando in modo frettoloso mercati interessanti, che rischiano tuttavia di restare bruciati da tempi frettolosi e leggi imprecise. Sotto questo aspetto bisogna dire che l'Italia fa davvero scuola e che da molti paesi si guarda al nostro sistema come a un modello di sviluppo sano e graduale.

In Usa il Congresso si appresta a varare una legge federale

Negli Stati Uniti si sta assistendo ad esempio a una progressiva e lenta apertura che viene affidata alle leggi di ogni singolo Stato: mancando una normativa federale, cosa per altro abbastanza comune su diverse leggi a cominciare dalla pena di morte che è sicuramente quella più discussa in senso assoluto e da moltissimo tempo, ogni Governatore è chiamato a dire la sua sulla base di quello che è stato il suo programma elettorale. Alcuni Stati dell'unione hanno già aperto le porte alle concessioni online (il New Jersey per esempio) ma la realtà è che questo business è troppo interessante per un paese che ha fatto del libero mercato una delle proprie ragioni di essere. Di qui il doppio tentativo presentato da due politici repubblicani, il deputato Peter King e il senatore texano Joe Barton che hanno portato davanti al Congresso l'esigenza di una legge federale che faccia chiarezza definitiva e che eviti il rischio di iniziative trasversali che potrebbero portare a un clima eccessivamente restrittivo in alcuni Stati e troppo permissivo in altri. Insomma, occorre una misura comune: "Quello che è necessario è uno standard federale comune che possa garantire maggiore protezione per i consumatori e una più accurata tutela per i minorenni, rendendo tutto più facile sotto l'aspetto normativo, fiscale e burocratico non solo per le imprese ma anche per giocatori, legislatori e regolatori", ha detto King, qui sopra in una foto scattata durante un momento della discussione, presentando il progetto di legge.

Un'industria da 10 miliardi di dollari in quattro anni

Gli Stati Uniti insomma si stanno muovendo, anche perché l'industria dei casino è in recessione paurosa e secondo le stime della Gaming Association, se le leggi dovessero essere formulate e messe in pratica potrebbe generare un giro d'affari di circa 10 miliardi di dollari entro quattro anni. Già oggi, quello che gli americani spendono in attività di gioco online su siti non autorizzati e dunque di fatto clandestini e completamente fuori da qualsiasi normativa o prelevamento fiscale viaggia intorno ai 4 miliardi di dollari. Una cifra mostruosa che resta fuori da qualsiasi controllo sia fiscale che di business legale.

Dal canto suo il senatore Joe Barton ha presentato invece un nuovo disegno di legge sul poker on line. Qui alcuni paesi sono un po' più avanti rispetto alle normative che riguardano l'attività più generale dei casino virtuali. Barton tuttavia ha chiesto che ogni Autorità statale che vorrà rilasciare le licenze sia sottoposta al via libera certificato di un regolatore federale. Si tratta di un passo avanti rispetto all'Internet Poker Freedom Act firmato all'inizio dell'anno. Con questo ulteriore giro di vite ogni autorità statale dovrà dimostrare di avere le risorse necessarie a valutare questioni specifiche legate a Internet e lavorare con le autorità federali. Sarà inoltre fatto divieto che le Autorità preposte alle concessioni abbiano al loro interno operatori o imprenditori del settore. Insomma… il minimo sindacale. Un controllo davvero basico ed essenziale per favorire una regolamentazione del mercato. Ma come vedremo da altri approfondimenti che pubblicheremo nei prossimi giorni anche questi segnali internazionali molto significativi, non sembrano condivisi ovunque. Nemmeno qui da noi...